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  camomillo [ Naturam expelles furca, tamen usque recurret (Orazio) - Il blog di Camillo Marrone ]
 
 
         
 


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3 luglio 2009

Rianimo temporaneamente questo blog e parlo di... nome nuovo, tette fuori!

Penultimo post: 3 luglio 2007.  Ultimo post: 3 luglio 2008.

Che giorno è, oggi? Oggi è il 3 luglio 2009!

Dal momento che la voglia di rianimare il blog, la voglia di farlo, quella, ancora non c'è (quella voglia che c'era allora, chissà dov'è, chissà dov'è!), mi limito a mantenere la cadenza di un post all'anno: 3 luglio 2007, 3 luglio 2008… 3 luglio 2009!


Tiziano Ferro, nel suo ultimo hit, afferma giustamente che "notizia" è l'anagramma del suo nome: un capolavoro dell'enigmistica!

Ma Cecilia Cipressi non gli è da meno: il suo nuovo progetto discografico la vede non più nelle vesti di Syria, ma di Airys, cioè Syria letto al contrario!

Questo suo nuovo progetto lo chiamerei "nome nuovo, tette fuori": Cecilia, subito dopo l'uscita del suo disco, ha infatti posato a seno nudo (è stata la sua prima volta!), per la rivista musicale Rolling Stone.

Domanda: l'immagine (trasgressiva) conta, forse, più della musica?




permalink | inviato da camomillo il 3/7/2009 alle 12:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (8) | Versione per la stampa


3 luglio 2008

Le tre esse 2 – Un anno dopo (quella voglia che non c’è)

Non l'ho rianimato, il blog.
La voglia di farlo, quella, ancora non c'è. 
Quella voglia che c'era allora chissa dov'è, chissà dov'è!    

No ciclo eterno das mudáveis coisas
Novo inverno após novo outono volve
À diferente terra
Com a mesma maneira
.
Porém a mim nem me acha diferente
Nem diferente deixa-me, fechado
Na clausura maligna
Da índole indecisa
.
Presa da pálida fatalidade
De não mudar-me, me infiel renovo
Aos propósitos mudos
Morituros e infindos
.

[Fernando Pessoa]

Mil beijos a todos e tenham um ótimo dia!!!




permalink | inviato da camomillo il 3/7/2008 alle 10:28 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa


3 luglio 2007

Le tre esse

Questo blog si rianimerà quando avrò voglia di farlo. Studio, stress e stanchezza permettendo.
Le tre esse impedienti. A quarant’anni.
Ma le tre esse una volta non erano altre? E determinavano forse degli impedimenti?

Besos a todos y suerte!!!




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4 maggio 2007

... E alla fine arriva Polly

Chi mai potrebbe interpretare il ruolo di un uomo tradito dalla propria moglie il primo giorno della luna di miele, ai Caraibi, con un istruttore di sub francese?
C
hi mai potrebbe, nonostante il forte mal di pancia, salire a casa di una ragazza la prima volta che ci esce, precipitarsi nel bagno di lei, espletare i bisogni fisiologici, constatare che la carta igienica è finita, dover usare in sostituzione il primo asciugamano che trova (al quale però lei teneva tanto perché era un regalo della nonna!), gettarlo nella tazza, otturarla e facendo fuoriuscire l’acqua, con conseguente allagamento del bagno?
Ma Ben Stiller, ovviamente, che mi fa troppo ridere: chi meglio di lui sa interpretare i ruoli da sfigato?

[Eppure, come in tutte le più belle storie, c’è sempre un lieto fine. Ognuno trova la sua Polly e non se la fa scappare!]
 

 




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10 aprile 2007

Incontrare casualmente le ex

L’altro giorno camminavo in centro, qui nella Capitale. Percorrendo tutta Via Condotti non ho trovato nemmeno un cestino dei rifiuti: ho potuto gettare la busta di carta unta di olio che prima conteneva un calzone con mozzarella e prosciutto cotto, divorato strada facendo, solo in Piazza di Spagna, dove i cestini c’erano.
Ma il motivo di questo post è un altro: non voglio adesso criticare chi amministra la Città Eterna, ma solo scrivere alcune riflessioni. Iniziamo dal bello delle grandi città, che consiste in questo che sto per dire: è assai probabile farsi una rilassante camminata in centro senza incontrare nessuno che conosci. Aggiungo, poi, che nessuno ti guarda, nessuno sa che esisti, a meno che tu non sia una donna, bella e formosa, che se ne va in giro in minigonna e tacchi a spillo!  
E’ paradossalmente più facile incontrare qualcuno che conosci quando vai in vacanza in qualche capitale straniera, durante il canonico giro turistico. Ma ancora più paradossale è stato non incontrare mai, in quei soli 80 chilometri quadrati di ex (ahimè!) paradiso che porta il nome di Formentera, la tipa dell’aereo alla quale non avevi chiesto il numero di telefono.
Ma torniamo alle città. Se vivi a Urbino, città di soli 15.000 abitanti (ai quali però vanno aggiunti gli studenti universitari, che non sono pochi), ci sono molte possibilità che tu possa incontrare le tue ex con le quali non sei più in contatto. In una grande città non è la stessa cosa, rischi di non vederle più per tutta la vita: positivo o negativo?




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5 aprile 2007

Il potere del subliminale


Subliminale deriva dal termine latino “sub limen”, che tradotto in italiano significa “sotto la soglia”, cioè al di sotto del limite della percezione. 
Cosa avete visto nella foto? Dei fiori, credo.
Ma provate, adesso, a concentrarvi sugli spazi bianchi: se sono malato di sesso, lo siete pure voi… 
STOP. Non scendete giù, provate a concentrarvi. Se continuate a vedere solo fiori, allora andate giù.  

 



           
                  
              
             





















             
            
        
 





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9 marzo 2007

Uzbekistan



      
           

“[…] Ed è normale che ci si sia rotti i coglioni
di passare la vita in dibattiti e riunioni
e che invece si cerchi di trovare
nella pratica un sistema per lottare […]”.  

(Eugenio Finardi, “Cuba”, 1978)




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1 marzo 2007

Johnny Dorelli

Al Festival di Sanremo del 1958, giunto all’ottava edizione, quando tutti danno per vincitrice Nilla Pizzi con L’edera, a trionfare è Nel blu dipinto di blu, universalmente riconosciuta come Volare, designazione tratta dal suo famosissimo ritornello e assegnatagli come titolo quasi a furor di popolo; la esegue il cantante-autore (il primo cantautore "ante litteram", ancora non è stata coniata quella parola) Domenico Modugno, in coppia - i più giovani forse non lo sanno - con il ventunenne Johnny Dorelli, pseudonimo di Giorgio Guidi. La coppia Modugno-Dorelli trionfa anche nell’edizione successiva del Festival, quella del 1959, con Piove: anche questo brano è forse più noto con un verso del ritornello, Ciao ciao bambina.
Sono passati quasi cinquant’anni da Volare e Dorelli, oggi settantenne, ancora si esibisce al Festival: grazie, caro Johnny, per la tua splendida esibizione canora; grazie mille, con tutto il cuore, grazie mille per averci fatto riammirare, tra il pubblico, in prima fila, la tua dolce metà Gloria Guida, ancora bellissima a 51 anni! 

   




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14 febbraio 2007

Una mia ipotesi

I testi universitari sono ricchi di ipotesi. Penso, ad esempio, ad una di quelle formulate da un certo Mintzberg a proposito dell’influenza che l’età  di una azienda avrebbe sulla sua organizzazione: maggiore è l’età dell’azienda, maggiore è la formalizzazione del  comportamento (secondo lui nelle aziende, con il passare degli anni, si tende a ripetere la propria attività, cosa che determinerebbe, per l’appunto, una maggiore formalizzazione del comportamento).
Anche io mi adeguo. Et voilà, ecco a voi una mia ipotesi, bell'e pronta: quanto più uno abita vicino e si muove per la città con lo scooter, tanto più arriva in ritardo rispetto a chi abita lontano e si muove per la città in automobile.
Abitando in centro e spostandomi con lo scooter, di norma impiego poco tempo per raggiungere i vari punti della città, infatti se c’è un po’ più di traffico del normale mi è sempre facile destreggiarmi tra le macchine! Però proprio questa mia sicurezza mi induce a prendermela comoda: spesso esco di casa proprio all’ora dell’appuntamento…  Chi abita lontano e prende la macchina, invece si muove con netto anticipo proprio perché sa che potrebbe arrivare in ritardo, ma alla fine arriva quasi sempre puntuale, se non in anticipo e comunque arriva sempre prima di me.




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24 gennaio 2007

Guarda come scrive il pennarello…

[Premessa: la plastica non è biodegradabile e dunque ha un alto potere inquinante. Meditate gente, meditate!]. 

   I primi di novembre dello scorso anno avevo scritto che durante le feste sarebbe preferibile
mangiare in piatti in fine porcellana di Limoges, con posate d’argento, nonché  bere vino in calici in cristallo di Boemia. Non sempre tutto ciò è possibile.
   Parliamo dei bicchieri di plastica: ad ogni festa ciascuno di noi ne utilizza più di uno. Dopo aver sorseggiato un po’ di vino, appoggiamo il nostro bicchiere da una parte, poi però non ricordiamo più dove lo abbiamo messo oppure lo ritroviamo riempito da altre bevande, che altri hanno versato scambiandolo per il loro. Può capitare anche di ammirare un bel mozzicone di sigaretta che ci galleggia dentro: cosa facciamo allora? Ne prendiamo un altro? Ma ovvio che sì. Insomma, anche se uno ce la mette tutta per bere sempre nello stesso bicchiere, sicuramente finisce per usarne più di uno. 
   A un certo punto, durante alcune feste, non si trovano più bicchieri puliti. Quando sono finiti, uno si arrangia come può, magari andando in cucina a sciacquare i bicchieri zozzi usati da cani e porci. Secondo me la cosa migliore sarebbe quella di scriverci sopra, con il pennarello, il proprio nome, ma che sia quello vero, non uno pseudonimo, non un nome d’arte, non un diminutivo. Aiuterebbe anche a sapere come si chiama quella ragazza che ti piace, prima di andarla a rimorchiare: il nome non fa il monaco, però ad una che si chiama Maria Concettina Addolorata Immacolata Genoveffa Annunziata Calogera, io mai mi avvicinerei! Si potrebbero altresì evitare quelle brutte figure di fine festa, durante lo scambio dei numeri dei cellulari, quando sei costretto a chiedere a quelle persone con cui hai parlato per ore intere: “E tu come ti chiami?”. 

P.S. In questi giorni sto continuando a non andare sui blog, a parte sporadiche e brevi apparizioni, come questa di adesso. Sto infatti studiando. L’ultimo esame lo farò a metà febbraio.
Un caro saluto a tutti.




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15 gennaio 2007

Candida neve e donne candidate

[Caro Walter Veltroni, non volermene per quanto sto per scrivere, ma oggi ho iniziato a fantasticare…]

Non ricordo di avere mai vissuto un inverno caldo come questo. Ma anomalia chiama anomalia, infatti intorno a metà febbraio un’ondata di gelo, accompagnata da tormente di neve, attanaglierà l’Italia. La dama bianca
farà la sua prima comparsa su Roma nella notte tra domenica 11 febbraio e lunedì 12 febbraio: la precipitazione durerà, copiosa e fitta, per 36 ore consecutive e alla fine si misureranno ben 60 cm di neve fresca in pieno centro, ma in alcune zone, come Monte Mario, si accumuleranno anche 90 cm di coltre bianca.
La città resterà totalmente paralizzata. Walter Veltroni, dopo essere stato accusato di inefficienza e di incapacità, sarà costretto a dimettersi da sindaco, ma la cosa gli gioverà perché avrà più tempo per prepararsi a cercare di diventare il successore di Prodi, cioè premier del nostro Paese. 
In primavera si andrà conseguentemente a votare per eleggere il nuovo primo cittadino della Capitale. Il centro-sinistra annuncerà la candidatura di Giovanna Melandri e, contemporaneamente, il centro-destra comunicherà la sua: Daniela Santanchè. La notizia di due donne candidate a sindaco proietterà immediatamente Roma al centro dell’attenzione mediatica internazionale, facendola ritornare caput mundi.
Giovanna Melandri (New York, 28 gennaio 1962) vs. Daniela Garnero Santanchè (Cuneo, 7 aprile 1961): chi vincerà? 




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4 gennaio 2007

Parità informale e ci si sente... “pischelli”!

Dare del lei, dare del tu. Sono quattro le possibili situazioni dialogiche che si palesano nell’uso di questi due allocutivi, corrispondenti ad altrettante circostanze sociali. 

                              Si dà del lei          Si dà del tu
Si riceve del lei       parità formale     superiorità
Si riceve del tu        inferiorità            parità informale

Quando avevo vent’anni e mi rivolgevo alle persone estranee più grandi di me, davo del lei e spesso ricevevo del tu. Ci restavo male perché mi sentivo "adulto" e, in quanto tale, avrei gradito una simmetria dialogica più consona, una parità formale con l’uso del lei da ambo le parti, invece mi ritrovavo a vivere un’asimmetria di inferiorità.
Oggi, dando del tu ai ventenni che non conosco, non mi fa piacere quando mi sento rispondere con il lei: non per il presunto atteggiamento di superiorità che in tal modo potrei avere, inconsapevolmente, ma per la mancata parità informale, quella che caratterizza i rapporti interpersonali tra "pischelli". In parole povere, certi ventenni mi fanno sentire "vecchio"! 

P.S. Causa studio (gli esami del “nuovo corso” sono imminentissimi) in questi giorni non sto andando sui blog: solo in questo momento sto facendo un’eccezione. In più sto senza Adsl…
Un caro saluto a tutti, bloggers e non bloggers, amici vicini e amici lontani, giovani e meno giovani, amanti già esistenti e amanti “in fieri”.




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1 gennaio 2007

Ivan Graziani

Dieci anni fa, il 1 gennaio 1997, moriva Ivan Graziani, colpito da un male incurabile.
Un
paio di giorni dopo lo ricordavamo così. 

Per poter finire in prima pagina dovevi morire. Addio piccolo grande Ivan, menestrello del rock.
Prima pagina su Repubblica, prima pagina sul Corriere della Sera: te lo saresti mai aspettato? Eppure le notizie importanti non mancavano in questi giorni: il discorso di Scalfaro, le manovre del governo, i feriti di Capodanno,
la neve in Val Padana, la folla a  Belgrado, l'ambasciata giapponese a Lima, i sassi in autostrada... I tuoi dischi non venivano più recensiti, i tuoi concerti venivano annunciati con mezza riga nell'ultima pagina di qualche cronaca locale: ora, gli ipocriti, come si ricordano di te, magari alla radio in questi giorni metteranno qualche tuo brano in più. I discografici, fiutando l'affare, sfrutteranno il momento per fare uscire qualche tua raccolta. Nei negozi potranno forse anche mettere l'etichetta "GRAZIANI", quando fino a ieri i tuoi dischi e CD, laddove ancora c'erano, finivano nello scomparto "G - ALTRI". 
Addio 
Ivan, ci mancheranno anche le "porcate" che dicevi ai concerti, le tue sfide ai benpensanti, a quelle "maledette malelingue" tutte carine con te, ma che poi, alle spalle... Tu non eri, anzi non sei, uno di quelli dai "vizi privati e pubbliche virtù", tu sei uno da "osteria per camionisti" e vorrei tanto venire al tuo funerale e scorgere, finalmente, Agnese e Paolina, Dada e Angelina, Marta e Franca, l'anonima ragazza che diceva "io sono nata da una conchiglia, la mia casa è il mare e con un fiume no, non la posso cambiare" e la "signora bionda dei ciliegi", ormai anziana.  
Te ne sei andato in silenzio, scegliendo proprio il momento adatto, "ovattato" nella neve che ha imbiancato come non mai le Marche, in un Capodanno che tutti ricorderanno gelido. Io sono agnostico, non escludo l'esistenza di un Dio così come non escludo la non esistenza. Non so cosa ci aspetterà dopo la morte, così come non so dove la tua anima (se le anime esistono), sicuramente irrequieta, turbolenta, starà vagando in questo momento. Ma se esistono quelle verdi praterie di Manitù, dove anche gli indiani d'America finalmente avrebbero potuto - forse è stato così - cavalcare i loro "mustang" senza pericolo, riconquistata la libertà negata loro in vita dai bianchi, immagino che anche tu possa vivere una nuova stagione. La quinta, eterna. Da aggiungere alla tua magnifica e paradossalmente già eterna ballata.         

La ballata alla quale facevamo riferimento era questa. 

Primavera che sbocci fra i fiori e i colori
ed annulli nei raggi di un sole insicuro
l’umidore muschioso attaccato a quel muro
e le bocche gelate dei portoni di ferro.
E cantando nel vento, più tiepida rendi
la pioggia d’aprile che accende di verde
le persiane e i cortili rende simili a laghi
a specchi di latta fra barattoli e stracci.
E l’amore tu porti innocente e distratto
come un magico frutto.

Ballata, ballata per quattro stagioni
ormai morte da tempo.

E avanti all’estate che ti prende alle spalle
e non dà tempo per dire "Accidenti che caldo!"
che già ti rigiri nel tuo letto bollente
fra le lenzuola bagnate dai tuoi mille pensieri.
E ben venga l’estate, col sole che picchia a martello
negli occhi e fa un cielo più basso di un deserto di pietre
dove ronzano mosche in tondo senza alcuna ragione.
E nascosti nell’erba mi hai dato l’amore
e il tuo primo dolore.

Ballata, ballata per quattro stagioni
ormai morte da tempo.

E avanti all’autunno, così tenero e sfatto
come un volto di donna che ha dato ormai tutto
senza chiedere nulla, soltanto il bisogno
di esistere ancora nei sogni di un uomo
Ormai il nostro amore è come un bimbo malato
che non ha più respiro, non può esser guarito
singhiozza nel vento di un grigio novembre
che affonda pian piano in paludi di nebbia.
E un ricordo soltanto anche se breve
i tuoi seni bianchi come la neve.

Ballata, ballata per quattro stagioni
ormai morte da tempo.

E avanti all’inverno con le mandorle e i frutti
mangiati nell’ombra di una stanza proibita
fra l’odore dolciastro dei fichi seccati
e le paste di crema ormai tutte assaggiate.
Mentre di là nella sala si gioca alle carte
coi volti infuocati ed i nasi paonazzi
e le bocche allargate a masticare canditi
e gli occhi annacquati dal vino bevuto.
Ed io ucciso di noia sto a contare le ore
pensa un po’ che Natale.

Ballata, ballata per quattro stagioni
ormai morte da tempo.

(Ballata per quattro stagioni, parole e musica di Ivan Graziani)




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31 dicembre 2006

Capodanno: certezze e impegni

FELICISSIMO 2007 A TUTTI

UNA CERTEZZA
Questo sarà uno degli ultimi Capodanni senza una moglie. Mia moglie.

UN IMPEGNO CONCRETO
L
’amerò per tutta la vita.




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29 dicembre 2006

Lei verrà

        ·          "Io senza capelli / sono una pagina senza quadretti /
       un profumo senza bottiglia / una porta chiusa senza la maniglia /
       biglia senza pista / un pescatore sprovvisto della sua migliore esca /
       don Giovanni senza una tresca […]" 
                                (Niccolò Fabi – Capelli, 1997)
·          "Io sono un uomo sfortunato: ho una figlia con i capelli da maschio
       e un figlio con i capelli da femmina"
                       (Luigi, il papà di Camomillo, una quindicina di anni fa)

Forse anche il padre di Niccolò Fabi vorrebbe vedere il figlio con i capelli corti.
Io sono come Sansone, tagliando i capelli perdo la mia forza, ma forza d’animo, più che quella fisica. Fin da bambino me ne ero accorto. Con la complicità di mia mamma e di mia zia, quel barbiere di Fregene me li tagliò a zero. Lacrime e rancore. Avrò avuto sette anni. Una ferita dura a rimarginarsi.

Lei verrà a casa mia a farmi un taglio. Quando, ancora non si sa.  E’ una economista parrucchiera, che non vuol dire parrucchiera economa. Oltre a studiare le scienze economiche, si diletta di acconciature.
Sarà un rapido taglio, spero, dunque una sforbiciata. Ma una sforbiciata forbita quale è lei. 
Mi correggo: lei verrà a casa mia anche a farmi un taglio.
Lei verrà.
Mango cantava: "Lei verrà perché io aspetto già / scenderà giù per la collina / dal fiume che va"  (Lei verrà, 1986).
Lo correggo: "Lei verrà perché io aspetto già / salirà su per lo Stivale / dal fiume che va".
Fiume placido?




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27 dicembre 2006

Gilda, topless ecc. (studiando i "gruppi di interesse")

Precorritrice di un gruppo di interesse può essere considerata la gilda, che nel Medioevo, specialmente nell’Europa settentrionale, era un’associazione di mercanti o artigiani all'interno di una città.
Il Gilda credo sia un sindacato degli insegnanti.
Gilda, pseudonimo di Rosangela Scalabrino, nel 1975 ha vinto il Festival di Sanremo con il brano trashissimo Ragazza del sud.
Gilda Giuliani, all’anagrafe Egilda Giuliani, è un’altra cantante oggi poco nota, forse è più facile ricordare non il suo nome, ma il ritornello del suo più grande successo, Serena, del 1973, "Serena, io ero serena […]", che mia sorella mi cantava quando avevo sedici anni, facendo allusioni alla mia prima fidanzatina, Serena quantomeno di nome.
Al Gilda romano di via Mario de' Fiori, giovani e meno giovani vanno a ballare e si divertono.
Rita Hayworth per sempre sarà Gilda, personaggio interpretato nell’omonimo film del 1946.
Chissà se l’ex presidente della RAI Roberto Zaccaria è ancora il compagno di Monica Guerritore, sensuale protagonista di Scandalosa Gilda, film erotico diretto dal suo ex marito Gabriele Lavia, che in più di un’occasione l'ha voluta sul set. Della serie: come un ottimo attore e regista teatrale si cimenta nella regia cinematografica, ma i suoi film mediocri si ricordano solo perché ha svestito la moglie. Però non è da tutti fare una cosa del genere, eravamo nel 1985 e ancora oggi molti uomini non vogliono che le proprie donne prendano il sole in topless.

      




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24 dicembre 2006

E’ Natale anche quest’anno

E’ Natale anche quest’anno.
Claudio Lolli cantava: “Ho visto anche degli zingari felici”. Però un’ora fa nel rione Monti, pieno centro di Roma, ho visto una zingara rovistare in un cassonetto dell’immondizia. 

E’ Natale anche quest’anno.
Papà mi raccontava che, al fronte jugoslavo, la notte di Natale del 1941 tutti i soldati smisero di combattere. Con le lacrime agli occhi ascoltavano e cantavano Lili Marleen [1], canzone bipartisan.  

E’ Natale anche quest’anno.
Viva Natale con i suoi regali, con il trionfo del superfluo, di cui va capita la propria autonomia, non deve essere definito in relazione al necessario. Ci adeguiamo. 

Anche quest’anno è Natale!
Buon Natale a tutti.  
[1] Nella versione italiana:
"Tutte le sere
sotto quel fanal
presso la caserma
ti stavo ad aspettar.
Anche stasera aspetterò
e tutto il mondo scorderò
con te Lili Marleen
con te Lili Marleen […]".




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22 dicembre 2006

Mario è spaesato

Ero piccolo io, ero molto piccolo. Mi piacevano le canzoni dello Zecchino d'Oro, specialmente quelle dell'edizione del 1968, quando Il torero Camomillo e Il valzer del moscerino sono state sconfitte da Quarantaquattro gatti.
Ho imparato prestissimo a leggere i numeri. "Stravaganti", all'epoca, quelli degli autobus dell'ATAC, l'Azienda dei Trasporti di Roma. Mi spiego meglio: nel caso di alcune linee si doveva fare molta attenzione prima di salire a bordo, in quanto uno stesso numero poteva essere nero, rosso oppure seguito da una barra. Il 45 che passava sotto casa nostra era il "nero" e faceva capolinea in Via Bitossi, Balduina alta. Il 45 "barrato" invece non ci deliziava con il suo passaggio in quanto, all'altezza di Piazza Giovenale, se ne andava in direzione Via Papiniano. Il 47 mi pare fosse di quattro tipi: il "nero", il "rosso", il "barrato" ed il "rosso barrato".
Nel mese di febbraio del 1980, dopo decenni di attesa, entrò in servizio la linea A della Metropolitana. Non posso non constatare quanto Roma sia proprio "strana": fregandosene della convenzione chiamata ordine alfabetico, aveva già una linea B, inaugurata nel 1955, sempre nel mese di febbraio!
In occasione di questo nuovo evento entrò in vigore una riforma sconvolgente: sparirono i vari rossi e barrati; molte linee diventarono a 3 cifre. I primi due numeri furono assegnati in base alle zone in cui erano ubicati il capolinea di partenza e quello di arrivo, il terzo era un progressivo. Per esempio il 990, che accorpò il 45 e il 45 barrato, era dato da: 9 = capolinea in zona 9 (Via Bitossi), 9 = capolinea in zona 9 (Piazza Cavour), 0 = progressivo. Altro esempio: il 490, che prese il posto dell'8, significava 4 = capolinea in zona 4 (Stazione Tiburtina), 9 = capolinea in zona 9 (Circonvallazione Cornelia), 0 = progressivo. Nel giro di qualche anno questo nuovo piano di numerazione fu abbandonato, parlerei di anarchia che ha prevalso sul riformismo, cosa non rara nel nostro Paese: nuove linee nacquero a due cifre, molte linee a tre cifre rimasero tali ecc. 
Tornando all'8, aggiungo che qualche anno fa è stato riciclato per dar vita al tram che parte da Largo di Torre Argentina e conclude la sua corsa in Via del Casaletto.

Mario non veniva a Roma dal 1978, anno in cui è emigrato in America. Torna oggi e va a dormire in un albergo del centro. Sua sorella abita ancora in Via Baldo degli Ubaldi, dove un tempo passava l'8 e lui vuole andare a trovarla. Vede un 8 passare lungo Via Arenula, si stupisce non solo della metamorfosi da autobus in tram, ma anche della variazione del percorso, infatti trent'anni prima non passava di lì.
Vorrebbe salire, ma non sa cosa fare, anche perché non è in grado di capire se il tram sta andando in direzione della Stazione Tiburtina o della Circonvallazione Cornelia. Alla fine resta a terra e fa bene: quel tram numero 8 non va né dall'una, né dall'altra parte, è infatti il 490 a fare quel tragitto da ventisei anni, al posto del vecchio 8.
Mario è veramente spaesato e mi dispiace molto per lui. Così non si fa! Non si riutilizza un numero che era stato eliminato! Mi viene anche da pensare al Milan, sì, proprio alla squadra rossonera, che ha ritirato la maglia numero sei perché per sempre dovrà essere quella di Franco Baresi.




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21 dicembre 2006

Le valigie di un amore

"E la vita, Caterina, lo sai, non è comoda per nessuno.
Quando vuoi gustare fino in fondo tutto il suo profumo,
devi rischiare la notte, il vino e la malinconia,
la solitudine e le valigie di un amore che è volato via". 

("Caterina" - Francesco De Gregori)

la solitudine e le valigie di un amore che è volato via

No. Rettifico. Brividi.

l'incognita e le valigie di un amore nuovo che arriva

Grazie Isabella
.
Non è ermetica, se la leggi bene.




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19 dicembre 2006

Rosa fresca aulentissima

“Rosa fresca aulentissima ch'apari inver' la state,
le donne ti disiano, pulzell'e maritate:
tràgemi d'este focora, se t'este a bolontate;
per te non ajo abento notte e dia,
penzando pur di voi, Madonna mia […]”. 

(Cielo d'Alcamo, Rosa fresca aulentissima) 

Traduzione:
“Rosa fresca profumatissima che appari verso l’estate,
le donne ti desiderano, giovani e maritate:
traimi da questi fuochi, se è tua volontà;
per te non ho pace notte e giorno,
pensando sempre a voi, mia Signora [...]. 

Motivazione del post:
- deve esserci per forza?  




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18 dicembre 2006

Titoli di un film fino alla fine

                      [Post scriptum al post precedente]
Colonna sonora molto bella: dalle musiche originali di Teho Teardo a quelle di alcune band, tra le quali Antony and the Johnsons, Lali Puna e Notwist. Ho un debole per queste ultime due, che hanno molte “sonorità” in comune nonché Markus Acher: solo musicista nei Lali Puna, cantante e musicista nei Notwist.
I Lali Puna avevano già fatto la loro comparsa nel precedente film di Sorrentino, Le Conseguenze dell’Amore, con Satur-Nine e Scary World Theory: qui li ascoltiamo in System On.
I Notwist, presenti con One With the Freaks, grazie alla loro Consequence avevano dato un tocco di raffinatezza anche a Tu la conosci Claudia? di Aldo, Giovanni e Giacomo.
Io guardo i titoli di coda di un film fino alla fine: con ansia e trepidazione aspetto di vedere l’elenco dei brani della colonna sonora. Cerco conferme, faccio scoperte e mi incazzo quando vedo i film in tv perchè Mediaset sfuma sempre i titoli di coda e la Rai lo fa spesso; qual è lo scopo? Poter trasmettere subito la pubblicità, complimenti! 




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18 dicembre 2006

Soldi e sesso













Ultimamente ho scritto poco sul blog. Pigrizia. Forse non solo questa. Chissà. Quartadicopertina
 però mi ha risvegliato. Dunque rieccomi qui. Racconto alcune cose che mi hanno colpito del film L’amico di famiglia, di Paolo Sorrentino. Il mio più recente post di matrice cinematografica - non recensione, cosa che non so fare - risaliva a quasi un anno fa.
Due chiodi fissi del regista (si palesavano anche nel suo precedente film Le conseguenze dell’amore): il denaro e le persone sepolte.
Un’angosciante ambientazione metafisica
: la città di Sabaudia. 
Una splendida fotografia (non è solo un giudizio di parte): quella di Luca Bigazzi.
Il protagonista: Geremia, un sarto/usuraio, uomo schifoso, che alla fine ti fa pena, interpretato ottimamente da Giacomo Rizzo.
Un personaggio improbabile e incredibile: Gino, un cowboy con l’accento del nord che vive in provincia di Latina e che sogna di trasferirsi nel Tennessee (Fabrizio Bentivoglio è perfetto in questa parte). 
Una magnifica visione: quella di Laura Chiatti (umbra come Monica Bellucci e di questa più giovane di almeno quindici anni), che nel film è Rosalba, la bellissima Miss Agro Pontino.
Una pessima recitazione: quella di Laura Chiatti.
Una interessante battuta, detta dalla succitata bellissima attrice: "Stiamo insieme da quando avevo tredici anni; riesco persino ad indovinare i risultati delle sue partite di calcetto ormai!".
Una bruttissima visione: la novella sposa Rosalba che scopa con Geremia. 
                               [soldi e sesso: una società amorale?]




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13 dicembre 2006

Il maritozzo in saccoccia

Mesca (raduno cannocchialesco) romano. Fine del pranzo. Si va via dal ristorante.
Era un peccato lasciarlo sulla tavola, ma in quel momento non c’era più spazio nel mio stomaco. Sì, da vero lord inglese me lo sono messo in saccoccia, quel maritozzo con la panna, collega dell’altro che mi ero già mangiato. Una blogger mi ha visto, dunque è stata mia complice.
Il latte mi fa schifo eppure sono avido di panna: contraddizione delle mie papille gustative, anche assai impazienti… il maritozzo intascato, tre ore dopo è stato divorato! 

Un carissimo saluto a tutti i partecipanti. Di seguito linko i relativi blog, in modo tale che chi non c’era possa leggere tutti i post scritti ricordando la piacevolissima giornata trascorsa assieme, nonché vedere foto e filmati. Spero di non dimenticarne nessuno.

http://dilwica.ilcannocchiale.it/         http://www.jericho.ilcannocchiale.it/ 
http://lapegiulia.ilcannocchiale.it/    http://ombra.ilcannocchiale.it/
http://pieroblog.ilcannocchiale.it/    http://luigirossi.ilcannocchiale.it/
http://keshya.ilcannocchiale.it/         http://skizzidimare.ilcannocchiale.it/
http://lacarezza.ilcannocchiale.it/    http://ofyp.ilcannocchiale.it/
http://torakiki.ilcannocchiale.it/        http://patafrulli.ilcannocchiale.it/
http://mora76.ilcannocchiale.it/        http://corpolibero.ilcannocchiale.it/
http://raissa.ilcannocchiale.it/           http://vetro.ilcannocchiale.it/
http://conte.ilcannocchiale.it/            http://toleno.ilcannocchiale.it/
http://ananasso.ilcannocchiale.it/    http://bluesbloggerblues.ilcannocchiale.it/
http://robertina.ilcannocchiale.it/    http://folliepreferenziali.ilcannocchiale.it/
http://www.maninafutura.com/blog/  à (alias http://napolino.ilcannocchiale.it/) 
http://kalispera.ilcannocchiale.it/           à con il suo pantegana




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5 dicembre 2006

J'ai mal à la tête

Qualche ora fa in una e-mail ho scritto boa tarde, “buon pomeriggio” in portoghese. Il controllo ortografico del Word non mi ha segnalato errori, sebbene avessi impostato l’italiano e non il lusitano. Ho riflettuto e ho capito il perché: boa e tarde sono anche due parole nostrane, la prima è un nome di animale, la seconda è un aggettivo femminile plurale (pensate alle persone tarde di comprendonio, che non sono poche…).  
Una stessa parola ha un significato differente a seconda della lingua in cui la si legge. Ad esempio con la parole fame si indica: un bisogno impellente di mangiare, qui da noi; la “fama”, ovvero la notorietà, in Inghilterra.  Provando a contrapporre il tedesco all’inglese, mi viene da pensare a die: articolo femminile singolare (“la”) e maschile/femminile/neutro plurale (“i”, “gli”, “le”) nella lingua teutonica, l’equivalente del nostro verbo “morire” in quella inglese. Un’altra parola che mi viene in mente, in questo confronto linguistico, è war: in tedesco significa “sono stato”/”ero”/”fui”, oltremanica invece vuol dire “guerra”.
Ho riportato esempi di parole così come sono scritte, non lette. Infatti  fame in inglese si legge “feim”; die in tedesco si legge “di” e in inglese “dai”; war in tedesco si legge “var”, in inglese “uor”. A diciassette anni ho fatto una vacanza studio a St-Raphaël, in Costa Azzurra, per imparare il francese, che non conoscevo per niente in quanto a scuola studiavo solo inglese, come seconda lingua. Alloggiavo in famiglia, quella di Madame Suc, una bella donna. La sera stessa in cui sono arrivato, lei mi disse: “J'ai mal à la tête”. Credetemi, là per là ho pensato che mi rendesse partecipe di un dolore al seno, dal momento che la parola tête oltralpe viene pronunciata “tet”, che sembra più simile alla nostra “tetta” piuttosto che alla nostra “testa”.
Per fortuna ero giovane e non ancora smaliziato: se avessi sentito oggi quella frase senza conoscerne il significato, avrei probabilmente equivocato, ritenendola un invito a far passare il dolore a Madame Suc. Con una appropriata e benefica palpazione. E successiva denuncia alla gendarmeria.




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4 dicembre 2006

Cos’è la vita?



Sandro Botticelli - La nascita di Venere


Andy Warhol - La nascita di Venere (dettagli) 


«Non è forse la vita una serie d'immagini, che cambiano solo nel modo di ripetersi?»
                                   Andy Warhol




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1 dicembre 2006

BLOG UNITI CONTRO L’AIDS



In occasione della giornata mondiale della lotta all’AIDS abbiamo voluto unirci e colorare le nostre pagine di un rosso speranza. L’iniziativa Blog uniti contro l’Aids nasce da un’idea di 
drowned_world.ilcannocchiale.it ed è stata sostenuta volentieri da tutti noi, troppe volte uniti da conflitti ideologici dettati dalle diverse passioni e interessi. Uniti e abbracciati tra le parole dei nostri giardini segreti, dedichiamo un pensiero silenzioso a tutte le vittime di questo terribile olocausto.


http://drowned_world.ilcannocchiale.it/
   
http://cup.ilcannocchiale.it/ 
http://desaparecidos.ilcannocchiale.it/   
http://camomillo.ilcannocchiale.it/
www.marcusweit.splinder.com                http://conte.ilcannocchiale.it/ 
http://www.amichedelginlemon.ilcannocchiale.it/ 
http://www.markino.ilcannocchiale.it/     www.stellakeride.splinder.com  http://www.penelope1951.ilcannocchiale.it/ http://www.ilpertugio.ilcannocchiale.it/        
http://princesa.ilcannocchiale.it/            http://maoundo.splinder.com/                  http://ilsigna.ilcannocchiale.it/              http://www.lupoabruzzese.ilcannocchiale.it/  http://gbestblog.ilcannocchiale.it           www.compagno.ilcannocchiale.it                  www.rpbw.splinder.com/                        http://codadilupo.ilcannocchiale.it/             http://www.jericho.ilcannocchiale.it/        http://ilbaco.ilcannocchiale.it                     
http://lasegretariaperfetta.ilcannocchiale.it/ 
www.liberalemani.ilcannocchiale.it          www.adestra.ilcannocchiale.it                  
http://annie-hall.ilcannocchiale.it          http://marcodeamicis.ilcannocchiale.it 

          Sostieni la Lila: invia 1 SMS al costo di 1 euro al numero
 
                                                    48587




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29 novembre 2006

Lasciamo il mondo ai vizi suoi

L’aspirapolvere di casa mia - che rimpiange la folta chioma rossa di A. e quella ugualmente folta, ma nera, di V., entrambe generosissime e amabilissime nel far cadere sul pavimento i loro filamenti cheratinici, in tutte le stagioni - si è fatta una scorpacciata dei miei capelli nelle ultime settimane: niente di preoccupante, questi cadono in autunno, è un fenomeno naturale.
Dunque Camomillo perde il pelo, ma non il vizio. Quale vizio? Lo so ma non lo rivelo. In presenza di un peccato, si dice il peccato, ma non il peccatore; se invece parliamo di vizio, si menziona il vizioso o il viziato, non il vizio.
Pensiamo ai vizi nostri, pensate ai vostri vizi e "lasciamo il mondo ai vizi suoi".
             (ho citato alcune parole di Renato Zero, chi l'avrebbe mai detto!)




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27 novembre 2006

Francesco Cossiga

ROMA – Questa mattina Francesco Cossiga ha consegnato alla Presidenza del Senato della Repubblica la sua lettera di dimissioni da senatore a vita.
Quest’uomo non finisce di stupirmi.
Maturità classica a 16 anni.
Laurea in Giurisprudenza a 20 anni.
Il più giovane Ministro degli Interni, a 48 anni.
Il più giovane Presidente del Consiglio, a 51 anni (in seguito Goria gli scipperà questo record, abbassandolo a 44 anni).
Il più giovane Presidente del Senato, a 55 anni.
Il più giovane presidente della Repubblica, a 57 anni.
Kossiga boiacon la K e con le S runiche che ricordano i simboli nazisti.
Cossiga e l’uccisione di Giorgiana Masi.
Cossiga e la gestione del sequestro Moro.
Cossiga e la fuga del figlio terrorista dell’onorevole Donat Cattin.
Cossiga “picconatore”.
Cossiga e Gladio.
Cossiga che rischia l’impeachment.

C’è chi lo ama, c’è chi lo odia. Forse nessuno più di lui conosce misteri e segreti d’Italia. Batte anche Andreotti.  
Posto una foto scattata nei primi anni ’60. Rappresenta il presente e il futuro del Paese. In primo piano si vede il Presidente della Repubblica in carica, Antonio Segni, con al suo fianco il giovane Cossiga, futuro Presidente: entrambi nativi di Sassari, che sebbene sia una città di soli 120.000 abitanti ha dato i natali a due Presidenti della Repubblica e a uno dei più importanti uomini politici del secondo dopoguerra, Enrico Berlinguer, leader del maggior partito dell'opposizione, il PCI.

 

All’epoca tifavo per la sua messa in stato d’accusa. Non lo sopportavo più. Oggi dico che qualcosa in lui mi è familiare. Forse non solo perché lavoro a 50 metri da dove abita, nella stessa via (e poi... ama l’Irlanda e ho anche letto che è un fan dell’Ispettore Derrick).




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23 novembre 2006

Gossip anni Venti – Un anno dopo

A grande richiesta (Ninetta, Keshya ecc.) ripubblico un mio post del 23 settembre 2005, dal titolo Gossip anni Venti.
Anche a un dongiovanni come Gabriele D’Annunzio  è stata data buca, siamo tutti comuni mortali e che cavolo! L’anno è il 1927, siamo al Vittoriale, il Vate l’ha chiamata affinché gli facesse un ritratto. Lui tenta di sedurla, lei non cede. Mi immagino la scena, lui non è abituato a simili affronti… Niente storia e niente più ritratto. 
Lei è Tamara de Lempicka, pittrice mondana e disinvolta, una che sa bene quello che vuole.
 

 
Un anno dopo aggiungo che di recente ho letto che Tamara forse era lesbica. Lo scrivo solo per dovere di cronaca, non come giustificazione di un approccio fallimentare. Gabriele non ne ha bisogno. Lui alle donne piaceva. E’ stato un vero tombeur de femmes. Tante ne ha amate, in tante lo hanno amato. Ne elenco qualcuna:
·          Eleonora Duse (attrice);
·          Romaine Goddard Brooks (pittrice);
·          Luisa Baccara (pianista);
·          Olga Levi Brunner (cantante e musicista);
·          Maria Gravina Cruyllas di Ramacca (moglie del conte Anguissola di San Damiano);
·          Elvira Natalia Fraternali Leoni (affascinante signora romana);
·          Alessandra Carlotti Di Rudinì (figlia di Antonio Starrabba di Rudinì, presidente del consiglio italiano in carica quando la frequentò e vedova del marchese Carlotti del Garda);
·          Amélie Mazoyer (giovanissima governante francese durante il soggiorno parigino del Vate);
·          Maria Harduin di Gallese (una duchessina);
·          Nathalie Golubev (moglie del conte russo Viktor Golubev);
·          Maria Luisa Casati Stampa (una marchesa collezionista di animali esotici);
·          Giuseppina Mancini Giorgi (moglie del conte Lorenzo Mancini);
·          Olga Ossani (giornalista che si firmava con lo pseudonimo di Febea);
·          Giselda Zucconi (figlia di Tito Zucconi, docente di lingue straniere del Collegio Cicognini di Prato);
·          Angèle Lager (giovane francese);
·          Ester Pizzutti o Pizzuti (non ho capito bene quale dei due cognomi sia corretto e chi fosse realmente lei, il suo nome però risulta in alcuni carteggi epistolari). 

Attenzione
definendola "la ragazza lucana che disse no a D'Annunzio", questo sito afferma che un’altra donna, Teodolinda Pomarici, si sarebbe negata al Vate. Però sarebbe stata una passione giovanile, come quella che porta il nome di Clemenza Coccolini.
A proposito di quest’ultima, ho scoperto qualcosa di molto interessante. Sintetizzo. La Vallecchi ha pubblicato Il fastello della mirra, autobiografia scritta dal Vate e rimasta inedita per più di 70 anni, in cui avrebbe mescolato realtà e fantasia, come per esempio quando descrive il suo primo bacio. D'Annunzio parla della bella Clematide presa "con violenza" in una sala del museo etrusco di Firenze: mordicchiandola sulle labbra, l’avrebbe palpeggiata sotto la cintola dove ebbe a scoprire "un'altra bocca da manomettere, segreta e non impubere". Nel sito della casa editrice  qualcuno ipotizza un diverso svolgimento dei fatti, dato che Clematide sarebbe stata proprio questa Clemenza, che però era molto più alta e robusta del giovane Gabriele, che quindi difficilmente avrebbe potuto usare la forza contro di lei.




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21 novembre 2006

Gabriele Rapagnetta

Vino e pane, Il seme sotto la neve, Fontamara: tutte opere di Ignazio Silone, ma non stonerebbero se fossero attribuite a Secondino Tranquilli, vero nome dello scrittore marsicano.
Alberto Moravia era lo pseudonimo di Alberto Pincherle; secondo me ha fatto male a cambiare cognome, utilizzando quello della nonna paterna: Pincherle avrebbe dato un tocco di classe in più ai romanzi che ha pubblicato, da Gli indifferenti a La ciociara.
Chi ha scritto Il piacere e La figlia di Iorio? Gabriele D’Annunzio. Chi, se non lui, avrebbe mai potuto dare alla luce quella splendida lirica intitolata La pioggia nel pineto, unica e inimitabile? Forse non tutti sanno che il Vate rubò il cognome D’Annunzio a uno zio materno. Quello vero un altro. Fece benissimo: Gabriele Rapagnetta nun se po’ proprio sentì!




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sfoglia     luglio       

Roma aerop. Urbe
            Vicenza
Click for Vicenza, Italy Forecast 
             VeronaClick for Verona, Italy Forecast


Ciascuno di noi è ricco in
proporzione al numero delle
cose delle quali può fare a meno.
(Henry D. Thoreau)





PRAGA

Praga m'è rimasta nel

cuore. Che gioia di vivere

nell'estate del 1990, mia

prima volta in terra boema,

qualche mese dopo la

rivoluzione di velluto.

Praga, splendente nel suo

oro.

Con gli anni è cambiata,

ma è ancora piacevole

perdersi negli stretti e

magici vicoli kafkiani.

Praga, anche romantica




LONDRA

Londra è Londra.

E’ unica al mondo.





NELLO SPORT COME NELLA
VITA

“Non voglio più prostituirmi. D'ora
in
poi non tradirò  più le mie idee
né mi
farò condizionare da insicu-
rezza e
timori. Le mie squadre
anche perdendo
hanno sempre
avuto la mia fisionomia.”

             (Giovanni Galeone)



SAGGEZZA POPOLARE

“Le femmone sò chiù furbe deju
 diavulu.”  
 (detto aquilano)




Proposta (mettete dei
fiori nei vostri cannoni)

Mettete dei fiori nei vostri cannoni
perché non vogliamo mai nel cielo
molecole malate,
ma note musicali
che formano gli accordi
per una ballata di pace,
di pace, di pace…

(Giganti – Proposta


                                IL MIO RIONE                                                                               


                                                                                                                                     
                   LA MIA SECONDA CITTA’                                                                           
                                                                                                                                     

                                                                                                                                     

                                                                                                                                     
                                                                                                                                     
                                                                                                                                   
 

       Una vita brevissima, quella di Egon Schiele, ma intensamente vissuta            
       e ricca di 
scandali.  E’ stato uno dei più grandi artisti del secolo scorso          
       e n
on  sapremo  mai chi  sarebbe diventato,   se non fosse morto di                
       spagnola a soli 28 anni.                                                                                       

 





Sono cresciuto a "pane e Tex Willer" e non ne faccio
 un segreto